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Sinergy Med 2.0 - Conegliano

La psicoterapia cognitiva comportamentale

psicoterapia cognitiva comportamentale
04 Ago

La terapia cognitivo-comportamentale ha alcune caratteristiche specifiche.

Pratica e concreta.​ Alcune tipiche finalità includono la riduzione dei sintomi depressivi, l’eliminazione degli attacchi di panico, la riduzione o eliminazione dei rituali compulsivi o delle malsane abitudini alimentari, la promozione delle relazioni con gli altri, e cosi via.

Centrata sul “qui ed ora: la​ terapia si preoccupa di attivare tutte le risorse del paziente stesso e di insegnare valide strategie essa è centrata sul presente e sul futuro.

A breve termine​ e orientata allo scopo​. La psicoterapia comportamentale e cognitiva è più orientata ad uno scopo, lavora insieme al paziente per stabilire gli obiettivi della terapia, formulando una diagnosi e concordando con il paziente stesso un piano di trattamento che si adatti alle sue esigenze, durante i primissimi incontri. Si preoccupa poi di verificare periodicamente i progressi in modo da controllare se gli scopi sono stati raggiunti.

Attiva​. Sia il paziente che il terapeuta giocano un ruolo attivo, il terapeuta cerca di insegnare strategie e il paziente, a sua volta, lavora al di fuori della seduta terapeutica per mettere in pratica ciò che ha appreso in terapia.

Collaborativa​. Paziente e terapeuta lavorano insieme per capire e sviluppare strategie che possano indirizzare il paziente alla risoluzione dei propri problemi.

Scientificamente fondata​. È stato dimostrato attraverso studi controllati che i metodi cognitivo-comportamentali costituiscono una terapia efficace per numerosi problemi di tipo clinico. È stato dimostrato che è efficace almeno quanto gli psicofarmaci nel trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia, ma assai più utile nel prevenire le ricadute.

Per maggiori informazioni:
Veronica Gobbetto
info@sinergymed.it

La salute del pavimento pelvico

la salute del pavimento pelvico
29 Lug

Perchè la salute del pavimento pelvico è importante e non va sottovalutata

Ecco un semplice test per verificare il benessere del tuo pavimento pelvico:

  • ti capita di avere delle perdite di urina durante il colpo di tosse o lo starnuto, correndo in bagno, ridendo o praticando attività fisica?
  • Senti un peso, un ingombro a livello vaginale?
  • Provi dolore durante i rapporti sessuali?
  • Soffri di stitichezza nonostante una dieta equilibrata ed una buona idratazione oppure fatichi a trattenere l’aria o le feci?
  • Hai la sensazione che l’ingresso vaginale sia beante o che la zona perineale sia affaticata?

Se riconosci in te alcuni di questi sintomi, il tuo pavimento pelvico potrebbe non essere in salute. Un percorso di consapevolezza e riabilitazione della muscolatura perineale aiuta a prevenire e a far fronte a questi disturbi comuni nelle donne.

Se desideri maggiori informazioni non esitare a contattarci, la Dott.ssa Ilaria Donadon saprà consigliarti e guidarti verso il percorso più adatto a te.

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Depressione post parto

Depressione post parto
06 Lug

Perché è importante intervenire in tempo?

Ci tengo a parlarne perché è un tema delicato, poco discusso e che ha forti conseguenze se non si riconosce e non si interviene.
Purtroppo questa situazione viene accompagnata da profonda vergogna e senso di smarrimento nel provare sentimenti negativi.
Ricordo ancora una giovane mamma che mi diceva: “ma che madre sono se provo queste cose? Non posso dirle a nessuno, sono orribile“.
Il marito faceva del suo meglio ma non capendo ciò che stava succedendo le diceva “dai su esageri, vedrai che passerà “.

Sentirsi accolti, riconoscere i sintomi e usare modalità appropriate permette di intervenire gradualmente in una situazione che può essere risolta molto prima che assuma sfumature impegnative.
Alcuni punti fondamentali sulle conseguenze:

  1. la depressione trascurata tende ad automantenersi. Si può avere l’idea che il tempo farà superare il disagio. Considerazione errata. I sintomi si autoperpetuano e si intensificano.
  2. la relazione madre-bambino può essere compromessa. Una mamma depressa guarda meno il bambino, lo culla meno e risponde meno alle richieste.
  3. la relazione di coppia può vivere forti ripercussioni e percepire grandi carenze invece di considerarli cambiamenti fisiologici della coppia
  4. provare vergogna e paura di non uscire da questo stato porta a non esprimerlo e chiedere aiuto.

Tutto questo può essere affrontato con conoscenze, consapevolezza e determinazione.
E questi sono aspetti accessibili a tutti!

Dott.ssa Gobbetto Veronica

I vantaggi dell’OMT

I vantaggi dell’OMT
09 Giu

La Terapia Manuale Ortopedica (OMT) è una specializzazione della fisioterapia per il trattamento delle patologie neuro-muscolo-scheletriche, basata sul ragionamento clinico che utilizza approcci di trattamento altamente specifici, i quali includono le tecniche manuali e gli esercizi terapeutici, ed è guidata dalle prove di efficacia cliniche scientifiche disponibili e dalla struttura biopsicosociale di ogni singolo paziente.

Quando aiuta la terapia manuale?

  • Cefalee con contributi muscolo-scheletrici;
  • Mal di schiena, compreso problematiche inerenti al disco intervertebrale (p.e. ernia discale, discopatie);
  • Dolori e limitazioni funzionali della spalla (tendiniti, spalla congelata);
  • Alterazioni degenerative di anca, ginocchio, piede, spalla o colonna;
  • Neuropatie di varia origine, come sciatalgia, radiculopatie, sindrome del tunnel carpale;
  • Disturbi funzionali, da sovraccarico, post-traumatici, post-chirurgici;
  • Problemi funzionali del gomito (es. epicondilite), di tipo muscolare, muscolo-tendineo, articolare o neuropatico;
  • Disturbi funzionali del piede, come per esempio le tendinopatie dell’achilleo e recupero post-traumatico;
  • Disturbi funzionali e meccanici dell’articolazione temporo-mandibolare.
  • Disturbi funzionali legati a sindrome dolorose acute (come artrite reumatoide, artrosi in fase acuta).

Tuttavia, va osservato che la terapia manuale (TM) non è applicabile a tutti. Esistono una serie di controindicazioni da tenere presenti, tra cui alcune assolute come neoplasie, cauda equina, fratture e disturbi psicologici gravi o alcune relative come osteoporosi, danni neurologici e l’uso prolungato di corticosteroidi.

Ci sono tre modi per poter dire che la terapia manuale è efficace, tenendo conto dei suoi effetti biomeccanici, neurofisiologici e neuropsicologici:

  • quando parliamo di cambiamenti biomeccanici ci riferiamo a quelli che causano un miglioramento nella limitazione della mobilità;
  • tra gli effetti neurofisiologici contempliamo l’ipoalgesia locale, l’azione sul Sistema nervoso simpatico e parasimpatico, la diminuzione della percezione del dolore nel sistema nervoso centrale a fronte di uno stimolo doloroso ripetuto, il cambiamento nei mediatori infiammatori periferici e il miglioramento dell’esperienza dolorosa;
  • infine, gli effetti neuropsicologici come i miglioramenti dello stato emotivo conseguenti alla riduzione dei sintomi e la variazione positiva delle aspettative del paziente.

Riabilitazione post COVID-19

riabilitazione post covid19
29 Mag

Carla de Conti e Stefano Martini, fisioterapisti SinergyMed, hanno stilato un programma di rieducazione motoria dedicato alle persone in convalescenza dopo ricovero per infezione da COVID-19.

SinergyMED 2.0 ha studiato un programma di recupero riabilitativo rivolto ai pazienti negativizzati in convalescenza post polmonite da Covid-19 (sia che siano state dimesse dall’ospedale sia che abbiamo avuto una sindrome lieve curata al domicilio).
Come noto le conseguenze della patologia indotta dall’infezione da COVID-19 sono numerose, in particolare si riscontrano la compromissione della funzione respiratoria tipica delle polmoniti (fiato corto,dispnea, affaticabilità, dolore), sindromi da allettamento e decondizionamento fisico (debolezza muscolare, difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane, rigidità articolari, dolori muscolo-articolari, vertigini ed instabilità posturali).

Tali sintomi possono interferire anche per lungo tempo con la ripresa dell’autonomia nelle attività di vita quotidiana e indurre rischi di complicanze (ad es. cadute, perdita delle abilità motorie e dell’autonomia).
Attraverso la fisioterapia e l’esercizio rieducativo (eseguiti presso lo studio o a domicilio ) i nostri professionisti aiuteranno il paziente a recuperare il maggior livello di autonomia nelle attività motorie e della vita quotidiana.
Per info:
Mail: info@sinergymed.it
Carla De Conti 345 766 5751
Stefano Martini 349 469 0200

Seguici su Facebook: @SinergyMed

LA TENDINOPATIA LATERALE DI GOMITO O GOMITO DEL TENNISTA

LA TENDINOPATIA LATERALE DI GOMITO O GOMITO DEL TENNISTA
01 Apr

La tendinopatia laterale di gomito (LET) o “gomito del tennista” è la patologia muscoloscheletrica che più frequentemente colpisce il gomito.

Si stima che il 40% degli adulti in un determinato periodo della loro vita accuserà dolore laterale di gomito; in particolare la LET è più frequente fra i 30 e 64 anni (picco 45-54 anni) con maggior severità e durata nel sesso femminile. Interessa più spesso l’arto dominante e la popolazione che svolge attività manuali pesanti, movimenti ripetuti del braccio e del polso con notevole sforzo a carico dei muscoli dell’avambraccio, del polso e della mano. Tuttavia colpisce anche persone che lavorano in ufficio, anziani, sportivi (tennis, squash, sport da lancio).

Viene comunemente definito “gomito del tennista”: in realtà solo il 10% dei pazienti con LET gioca a tennis (attenzione, tra i tennisti amatoriali è la tendinopatia più diffusa).

Quali sintomi la caratterizzano?

L’insorgenza della patologia è spesso insidiosa, con un iniziale fastidio nella zona laterale del gomito che tende a peggiorare gradualmente e ad accentuarsi soprattutto durante le attività di presa o il sollevamento di oggetti (in particolare se a gomito esteso) fino ad irradiarsi lungo l’avambraccio e la mano. Può essere presente rigidità mattutina e gonfiore sulla parte esterna del gomito.

Il termine tendinopatia indica la presenza di un problema a carico del tendine, in particolare dei muscoli che estendono e supinano il polso. Tuttavia la LET è con buona probabilità di origine multifattoriale: sovraccarico, patologia locale del tendine, squilibrio muscolare, alterata postura (per esempio del polso nel caso di un tennista), patologia di spalla.

Come riconoscerla?

La diagnosi è prevalentemente clinica e si basa sul racconto del paziente e sull’esame obiettivo. Per quanto riguarda invece la diagnostica per immagini (ecografia e risonanza magnetica) gli studi hanno evidenziato mancanza di correlazione tra il grado di degenerazione tendinea e la gravità dei sintomi del paziente, rendendo questi strumenti utili per escludere la patologia tendinea piuttosto che per fare diagnosi.

È importante la valutazione e un corretto inquadramento del paziente perché la LET, se trascurata, può diventare una patologia invalidante .

Come si cura?

Il trattamento conservativo rappresenta la prima linea di intervento.

L’esercizio terapeutico riveste un ruolo centrale nella riduzione del dolore e nel ricondizionamento della struttura tendinea allo sforzo e alle sollecitazioni quotidiane. Va personalizzato sulle caratteristiche del paziente (età, professione, richiesta funzionale), sulla fase e severità della tendinopatia. Può essere utile inserire esercizi di controllo motorio per migliorare il gesto sportivo o modificare le abitudini/posture lavorative riducendo così il rischio di future recidive.

La terapia manuale, tramite tecniche di mobilizzazione del gomito e, se necessario, della colonna cervicale e toracica può essere utilizzata per ridurre il dolore, migliorare l’escursione articolare e la funzione.

Per la riuscita dell’intervento altrettanto importante è l’educazione del paziente per favorire l’adesione al percorso riabilitativo:

  • rassicurare: la condizione può migliorare con il riposo e col tempo;
  • informare: evitare le posizioni mantenute e le attività dolorose, ridurre le attività che richiedono una deviazione del polso, i movimenti ripetitivi e gli sforzi eccessivi;
  • fornire consigli posturali;
  • eventuale uso di ortesi e bendaggi anche se le evidenze in merito sono contrastanti e la letteratura non chiarisce quale tra le ortesi sia più efficace.

Conclusione

Rivolgersi al fisioterapista il prima possibile risulta essere la scelta migliore per intervenire tempestivamente ed evitare un peggioramento e cronicizzazione dei sintomi.