La psicoterapia cognitivo comportamentale

La psicoterapia cognitivo comportamentale
20 Giu

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è una forma di terapia psicologica che si basa sul presupposto che vi sia una stretta relazione tra pensieri, emozioni e comportamenti


La terapia cognitivo-comportamentale ha alcune caratterische specifiche:
Pratica e concreta.​ Lo scopo della terapia si basa sulla risoluzione dei problemi psicologici concreti. Alcune tipiche finalità includono la riduzione dei sintomi depressivi, l’eliminazione degli attacchi di panico, la riduzione o eliminazione dei rituali compulsivi o delle malsane abitudini alimentari, la promozione delle relazioni con gli altri, e cosi via.

Centrata sul “qui ed ora: la​ terapia si preoccupa di attivare tutte le risorse del paziente stesso, e di suggerire valide strategie che possano essere utili a liberarlo dal problema che spesso lo imprigiona da tempo, essa è centrata sul presente e sul futuro e mira ad ottenere dei cambiamenti positivi.

A breve termine​. La terapia cognitivo-comportamentale è a breve termine, ogni qualvolta sia possibile. Il terapeuta è comunque generalmente pronto a dichiarare inadatto il proprio metodo nel caso in cui non si ottengano almeno parziali risultati positivi, valutati dal paziente stesso, entro un numero di sedute prestabilito. La durata della terapia varia di solito dai sei ai dodici mesi, a seconda del caso, con cadenza il più delle volte settimanale. Problemi psicologici più gravi, che richiedano un periodo di cura più prolungato, traggono comunque vantaggio dall’uso integrato della terapia cognitiva, degli psicofarmaci e di altre forme di trattamento.

Orientata allo scopo​. La psicoterapia comportamentale e cognitiva è più orientata ad uno scopo, lavora insieme al paziente per stabilire gli obiettivi della terapia, formulando una diagnosi e concordando con il paziente stesso un piano di trattamento che si adatti alle sue esigenze, durante i primissimi incontri. Si preoccupa poi di verificare periodicamente i progressi in modo da controllare se gli scopi sono stati raggiunti.

Attiva​. Sia il paziente che il terapeuta giocano un ruolo attivo nella terapia cognitivo comportamentale. Il terapeuta cerca di insegnare al paziente ciò che si conosce dei suoi problemi e delle possibili soluzioni ad essi. Il paziente, a sua volta, lavora al di fuori della seduta terapeutica per mettere in pratica le strategie apprese in terapia, svolgendo dei compiti che gli vengono assegnati volta volta. In terapia comportamentale e cognitiva il terapeuta svolge un ruolo attivo nella soluzione dei problemi del paziente, intervenendo spesso e diventando talvolta “psico-educativo”. Ciò tuttavia non vuole assolutamente dire che il paziente assista ad una lezione nella quale si sente dire che cosa dovrebbe fare e come dovrebbe pensare; anch’egli, anzi, è stimolato ad essere più attivo possibile, un terapeuta di sé stesso, sotto la guida del professionista.

Collaborativa​. Paziente e terapeuta lavorano insieme per capire e sviluppare strategie che possano indirizzare il paziente alla risoluzione dei propri problemi.

Scientificamente fondata​. È stato dimostrato attraverso studi controllati che i metodi cognitivo-comportamentali costituiscono una terapia efficace per numerosi problemi di tipo clinico. È stato dimostrato che è efficace almeno quanto gli psicofarmaci nel trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia, ma assai più utile nel prevenire le ricadute. Gli ambiti di applicazione possono essere diversi. In base alla mia formazione, l’intervento può essere orientato ai disturbi d’ansia (attacco di panico, ipocondria, ossessioni e compulsioni), disturbi alimentari (anoressia nervosa, bulimia, binge e obesità), terapia di coppia, depressione, stress, difficoltà nella scuola o lavoro e bassa autostima.

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Dott.ssa VERONICA GOBBETTO psicologa psicoterapeuta

La maternità: un caleidoscopio di emozioni

la maternità: un caleidoscopio di emozioni
05 Giu

La maternità è un caleidoscopio di emozioni. Spesso le persone la associano a gioia, felicità, chiunque possa essere vicino ai futuri genitori sprigiona entusiasmo e aspettativa. Non sempre però questo avviene. Spesso questo intenso periodo porta con sé anche emozioni negative.

Pochi ne parlano, ma avere la piena di consapevolezza di che cosa può emergere, ci permette di interpretare ciò che ci succede in modo corretto. É importante avere una panoramica di tutti i cambiamenti, in modo da non sentirsi inadeguate, sole, incapaci, ingrate. Durante il percorso di accompagnamento alla nascita parleremo allora di depressione post partum, evoluzioni di coppia, gestione delle emozioni, il ruolo del papà.

Il ruolo del papà è fondamentale: il loro modo diverso di rapportarsi con i figli porta a sviluppare differenti abilità

Quest’ultimo aspetto é fondamentale. La ricerca ritiene da tempo che la figura paterna non sia solo un “aiuto” alla mamma, ma possa dare un contributo unico e specifico. Il loro modo diverso di rapportarsi con i figli porta a sviluppare differenti abilità. Ad esempio figli con papà emotivamente presenti, capaci di riconoscere i loro problemi, di confortarli nei momenti di sofferenza avranno maggiori capacità sociali e scolastiche. Questi e molti altri dati sono incoraggianti.

La maternità è una grande avventura, ma partire con una buona conoscenza ci permette di affrontarla al meglio.

Dott.ssa Veronica Gobbetto